domenica 15 febbraio 2015

Comunicazione e sicurezza - lezione 2

Dobbiamo individuare i tre assiomi della comunicazione, ovvero:
1) “Non si può non comunicare” Ogni comportamento è comunicazione
2) “Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione” L'aspetto di relazione classifica l'aspetto di contenuto
3) “Si comunica a livello verbale para-verbale e non-verbale” L’aspetto di contenuto è rappresentato principalmente dal livello verbale, l’aspetto di relazione è veicolato principalmente dai livelli paraverbali e non verbali

Partiamo dal primo assioma: ogni comportamento è comunicazione. Il bambino che si rintana nell’angolo in silenzio sta comunicando che non si sente apprezzato dal gruppo, anche se non apre bocca comunque sta mandando un messaggio. Il preposto che non richiama un collega che viola un’evidente regola di sicurezza (per esempio non indossa un DPI prescritto) sta mandando un messaggio a quel collega e a tutti gli altri: “non ritengo importante che si utilizzino i DPI”. Magari non è quello che il preposto pensa davvero, ma è quello che gli altri capiscono. Ogni comportamento è comunicazione e anche non comportarsi è una comunicazione, spesso una comunicazione negativa.

Il secondo assioma ci ricorda che ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto (quello che diciamo) e uno di relazione (come lo diciamo). È importante che i due aspetti siano in sintonia. Una madre chiama il proprio figlio dicendogli “vieni qui” e allargando le braccia e mostrando un volto sorridente. Un poliziotto insegue un ladro in fuga dicendogli “vieni qui”, ma di sicuro non con fare sorridente e amichevole. L’aspetto di contenuto è lo stesso in entrambi i casi, ma l’aspetto di relazione modifica il significato del messaggio. Così in azienda quando vengono date istruzioni e procedure si deve sempre stare molto attenti che contenuto e relazione siano coerenti. Possiamo obbligare i nostri colleghi a utilizzare i DPI obbligatori se noi preposti, mentre li riprendiamo perché non li indossano, non li indossiamo a nostra volta? L’aspetto di contenuto potrebbe essere “indossa le scarpe antinfortunistiche” ma l’aspetto di relazione, se noi non le indossiamo, potrebbe invece far passare il messaggio contrario. L’esempio nel rispetto delle regole e delle procedure è un’arma importante per il preposto che vuole essere ascoltato e considerato come un soggetto autorevole in materia di sicurezza.

Infine il terzo assioma ci ricorda che si comunica con le parole (linguaggio verbale) ma anche e soprattutto con linguaggio paraverbale (come parliamo) e non verbale (i gesti e le espressioni del viso). A seconda della nostra provenienza culturale potremmo essere portati a gesticolare in modo più o meno ampio e a rivolgerci agli altri in determinati modi o con toni della voce molto alti o molto bassi. È importante, se vogliamo migliorare la nostra comunicazione, che prestiamo attenzione a questi aspetti. Siamo nelle condizioni di dover correggere un lavoratore che sta commettendo una violazione delle regole di sicurezza? Evitiamo urla e strilli davanti al gruppo, ma rivolgiamoci a lui personalmente, risparmiandoci battute o commenti che non sono necessari perché non aggiungono nulla al messaggio che vogliamo dare e in più potrebbero avere effetti controproducenti. Il lavoratore oggetto di aperta critica davanti ad altri potrebbe non ascoltare nemmeno quello che abbiamo da dirgli, ma semplicemente pensare alla brutta figura che sta facendo. Non era ovviamente nostra intenzione, ma una condizione di questo tipo è negativa e deve essere evitata.

Come si possono correggere comportamenti errati in maniera efficace?

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giovedì 12 febbraio 2015

Comunicazione e sicurezza - lezione 1

Nella mia attività editoriale e di formazione mi trovo spesso a parlare di comunicazione efficace non al classico uditorio di commerciali o manager, ma a preposti, dirigenti e datori di lavoro che spesso non hanno mai affrontato questi argomenti in ambito professionale perché non ne hanno mai sentito il bisogno. Dovendo riordinare le idee per un progetto ho pensato di pubblicare in 3 parti un estratto che affronta le tecniche di comunicazione efficace per il preposto (il capo-cantiere, capo-turno, capo-reparto, ecc). Un punto di vista diverso, finalizzato non alla vendita di un prodotto ma all'acquisizione di competenze e di sensibilità in materia di sicurezza e salute sul lavoro. Buona lettura!


Perché parlare di comunicazione in un corso per preposti? Abbiamo appena finito di analizzare obblighi, compiti e responsabilità che competono alla figura del preposto e tutto quanto visto finora ci ha portati a concludere come il suo ruolo sia fondato su aspetti relazionali. Correggere comportamenti errati, chiedere il rispetto di determinate regole e segnalare ai superiori le violazioni dei colleghi può non essere facile soprattutto in ambienti in cui il rapporto umano potrebbe portare a essere indulgenti (con se stessi e con gli altri). La comunicazione errata potrebbe addirittura portare a scaldare gli animi e inasprire i rapporti tra colleghi, ed è proprio quello che vorremmo evitare promuovendo un’atmosfera cordiale e serena sul luogo di lavoro.

Concentriamoci allora su alcuni punti che possono aiutarci a migliorare la nostra comunicazione, perché non dimentichiamo che la comunicazione efficace è in grado di minimizzare gli effetti di una situazione critica e massimizzare i benefici di una situazione positiva. Sia che si tratti di eventi piacevoli o spiacevoli la comunicazione efficace si rivelerà essere in ogni caso un ottimo strumento.

La comunicazione si svolge sempre tra un emittente e uno o più riceventi. Come il lanciatore che tira la palla al ricevitore, così l’emittente invia un messaggio, che ha un contenuto proprio, al ricevente. L’ambiente in cui si svolge questo scambio si chiama contesto. Ovviamente i ruoli si possono scambiare, infatti chi era ricevente può diventare poi emittente e così via durante tutta la conversazione. Il messaggio è un codice e come tutti i codici deve essere codificato dall’emittente e decodificato dal ricevente. Forse ci è capitato ancora di assistere a una conversazione tra due persone che parlavano tra di loro in una lingua a noi sconosciuta. Noi, da ascoltatori e quindi da riceventi, non eravamo in grado di comprendere nulla di quel messaggio. Forse intuivamo qualcosa dai gesti e dalle espressioni, ma il senso del messaggio e i dettagli ci sfuggivano. Dove era il problema? Forse quella persona non si esprimeva bene nel suo linguaggio? Non si direbbe visto che il suo interlocutore sembrava comprendere benissimo il discorso. Il problema era nella nostra incapacità di decodificare il loro messaggio, il loro codice. Molto spesso noi ci esprimiamo con il nostro codice, che viene quindi codificato nella nostra mente, e ci aspettiamo che il nostro interlocutore lo decodifichi nello stesso modo. Non sempre accade, e quando ci sono incomprensioni non dobbiamo in maniera sbrigativa attribuire le colpe al nostro ricevente. Se la palla non viene presa dal ricevitore, forse potrebbe essere che noi l’abbiamo lanciata male? Poniamoci allora la domanda “avrò comunicato bene?” e riproviamo: lancio migliore, presa certa. Miglioriamo la nostra comunicazione e miglioreremo la comprensione che le persone avranno di noi e di quello che vogliamo dire loro.

Dobbiamo individuare i tre assiomi della comunicazione, ovvero:

1) “Non si può non comunicare” Ogni comportamento è comunicazione

2) “Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione” L'aspetto di relazione classifica l'aspetto di contenuto

3) “Si comunica a livello verbale para-verbale e non-verbale” L’aspetto di contenuto è rappresentato principalmente dal livello verbale, l’aspetto di relazione è veicolato principalmente dai livelli paraverbali e non verbali

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giovedì 8 gennaio 2015

Tg che non sanno cosa dicono, parte 2

Avevo scritto su Facebook di come qualche giorno fa i Tg (e anche qualche politico) non sapessero che a cedere era stato il terreno della rampa e non il cavalcavia del ponte Scorciavacche.
Stasera la seconda parte: in un asilo, dicono al Tg1, cade l'intonaco dal soffitto di una classe con evidente allarme ed evacuazione. E quindi? Guardate le foto, a me non pare proprio un distacco di intonaco ma piuttosto di porzione di "pignatte", come sono anche detti blocchi di alleggerimento.
Se intonaco significa "sottile strato di malta con cui si ricopre una superficie muraria per darle uniformità prima di applicarvi tinte, tappezzerie ecc." (definizione dal dizionario di Corriere.it), quello non pare proprio essere intonaco!
Perché queste precisazioni? Per fare accademia? No, solo per riflettere.
Per riflettere sul fatto che come ci sentiamo dare notizie errate o imprecise sui temi dell'edilizia e delle costruzioni (magari alcune persone non addette ai lavori senza nemmeno saperlo), per analogia immagino cosa altro ci sentiamo dire di impreciso ed errato in temi come la medicina, l'economia, la politica. Non mi riferisco a notizie falsate o corrotte per interessi di parte, ma a leggerezze, imprecisioni, scorrettezze che potrebbero essere evitate con un minimo di ricerca e approfondimento. E purtroppo è un vero peccato perché gli strumenti ci sono, e basterebbe poco per dare notizie e informazioni di qualità. 


mercoledì 31 dicembre 2014

L'anno nuovo: come sarà?

Indovinami, indovino
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto, o metà e metà?
“Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo del lunedì
avrà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno”.

Gianni Rodari

venerdì 31 ottobre 2014

Guida ai lavori in quota: il libro che non c'era e ora c'è

 
Ce n'erano e ce ne sono tanti di libri sui lavori in quota ma questo no... 
Beh, oggi c'è!